.
Annunci online

napoli
il FALCO dall'alto del cielo vede e ... !


Diario


1 aprile 2008

La nutrigenomica

Già nel 1850 il filosofo Feuerback sosteneva che l’uomo è ciò che mangia e che “per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio”, per non parlare di Ippocrate, il padre della medicina, che affermava: “Che il cibo sia la tua medicina, che la medicina sia il tuo cibo” e il suo pensiero si basava sulla convinzione che gli alimenti fossero in grado di influenzare quello che egli chiamava “calore” dell’organismo, e più in generale la genesi delle malattie.
Eppure, questo avvertimento è rimasto per lo più inascoltato, almeno in Occidente, mentre le antiche medicine orientali da millenni sostengono la correlazione tra cibo e salute. Solo per fare un esempio, è emblematico che nella Macrobiotica non esistano farmaci ad esclusione dei cibi stessi che vengono appunto usati come rimedi alle più comuni malattie.

 

Intorno ai 1950 alcuni ricercatori americani si chiesero come mai le persone che abitavano il bacino del Mediterraneo e si alimentavano di cibi ricchi di grassi, soffrivano molto meno degli americani di disturbi circolatori, infarti, colesterolo, tumori ecc. La risposta emerse chiaramente studiando la dieta mediterranea e osservando come questa fosse ricca di verdure, frutta e legumi. Ad un esame più approfondito si scoprì la presenza in questi cibi di sostanze, come gli antiossidanti, in grado di ridurre notevolmente i rischi di tali malattie.
Ad esempio, si scoprì che l’olio extravergine d’oliva – pilastro della dieta mediterranea - era ricco naturalmente di antiossidanti e di acidi grassi monoinsaturi, e quindi abbassava il colesterolo, proteggeva le arterie prevenendo quindi malattie come arteriosclerosi e l’infarto. Studi più recenti confermano anche il suo ruolo protettivo nei confronti di alcune forme di tumore, come quella al seno.
Allo stesso modo, nei legumi sono presenti grandi quantità di vitamine A e C, di sali minerali come il calcio, il fosforo, il ferro e il potassio, e soprattutto di lecitina, un fosfolipide che emulsiona i grassi impedendo loro di accumularsi nel sangue e quindi di aumentare il colesterolo. Allo stesso modo, i fitoestrogeni presenti sembrano avere un effetto protettivo nei confronti dei tumori al seno e al colon.
Ancora, la carota è ricca di betacarotene, che viene trasformato in vitamina A nel nostro intestino. Questa sostanza serve per la crescita e la riparazione dei tessuti, protegge le mucose della bocca, del naso, della gola e dei polmoni, riducendo così il rischio di infezioni, ed è un potente antiossidante. Studi più moderni hanno messo in luce la sua azione preventiva nei confronti del tumore ai polmoni e del cavo orale. Infine, questo vegetale così comune possiede anche un altro potente antiossidante, il glutatione, che previene l’invecchiamento della pelle, rafforza gli occhi e regola le funzioni intestinali.
Il pomodoro, altro grande protagonista della tavola degli italiani, soprattutto se consumato ben maturo e in stagione, è ricco di licopene, un carotenoide che ferma i geni impazziti all’origine dei tumori, oltre che proteggere – come antiossidante – le molecole dall’attacco dei radicali liberi.
Meno usati, i broccoli sono conosciuti fin dal medioevo, insieme a tutta la famiglia dei cavoli, come potenti “scope” dell’intestino, e difatti ricerche moderne hanno confermato il loro ruolo preventivo nei confronti del cancro al polmone, all’intestino, al colon e alla prostata. Potenti antiossidanti come i sulforafani e i glucosinolati, insieme a particolari principi attivi come gli isotiocianati, stimolano l’organismo a produrre enzimi che inibiscono l’insorgenza di tumori. Infine l’abbondante presenza di calcio, vitamine A e C e fibre svolgono un’azione preventiva nei confronti dell’Alzheimer, dell’ictus e delle cataratte, oltre che più in generale azioni antinfiammatorie e immunostimolanti.
Che dire poi delle arance? La loro ricchezza in vitamina C – un potente antiossidante che rinforza il sistema immunitario, protegge il sistema cardiovascolare e svolge azioni antinfiammatorie – ne fanno un cibo da consumare giornalmente.
E la barbabietola, così poco conosciuta? La sua ricchezza in zuccheri, sali minerali e vitamine, oltre che a sostanze ancora sconosciute, la rendono un medicinale prezioso; tra le sue funzioni, assorbe le tossine dalle cellule e ne facilita l’eliminazione, è depurativa, mineralizzante, antisettica, ricostituente, favorisce la digestione, stimola la produzione di bile, e rafforza la mucosa gastrica, cura le anemie, le infezioni del sistema celebrale, stimola la produzione di globuli rossi, scioglie i depositi di calcio nei vasi sanguigni e ne impedisce l’indurimento, stimola il sistema linfatico.

 

A ben vedere, la lista dei cibi che esercitano un effetto sulla salute è lunga (e sarà sempre più lunga), anche perché ogni alimento prodotto dalla natura ha sempre qualche beneficio per l’organismo.
Per ulteriori approfondimenti, nel nostro libro “Verso una Salute Globale” (Re Nudo Edizioni) abbiamo descritto, cibo per cibo, tutti gli effetti e i benefici che finora la scienza è riuscita ad individuare e quindi consigliamo al lettore di approfondire l’argomento direttamente su libro.

 

La nutrigenomica quindi si occupa della relazione tra il cibo e i geni del corpo, soprattutto in funzione delle malattie più conosciute. Sappiamo con certezza che numerosi geni si attivano o si disattivano in funzione della quantità ma soprattutto della tipologia del cibo ingerito. Ad esempio, il gene Sirt, responsabile della lunghezza della vita, agisce in relazione al numero di calorie assunte con la dieta, per cui, in parole semplici, troppe calorie accorciano la vita!
Dati recenti confermano una stretta correlazione tra numerose forme di tumori e l’obesità, che favorisce stati infiammatori da cui appunto si sviluppano più facilmente i tumori.
Nel DNA esistono circa 35.000 geni, la maggior parte dei quali sembrerebbe funzionare in relazione al cibo ingerito.

 

Ovviamente, questo studio e questa scienza sono solo agli inizi, ma fanno ben sperare. Forse finalmente abbandoneremo la mediocre visione delle calorie come unico parametro per la dieta e abbracceremo una visione più ampia dove si sceglieranno i cibi più idonei alla salute. Passeremo cioè dall’approccio “classico” dove venivano proibiti i cibi che fanno male ad un approccio innovativo dove si consiglieranno i cibi che fanno bene.

Per il momento si sono delineati alcuni principi che dovrebbero guidare le nostre scelte alimentari:

  • Peso corporeo normale: la sottoalimentazione (rara nella nostra società) indebolisce l’organismo, mentre la sovralimentazione (molto più comune) apre le porte a numerose malattie.

  • Dieta varia e diversificata: nel corso della settimana si dovrebbero mangiare praticamente tutti i cibi più conosciuti, limitando ovviamente quelle ricchi di grassi saturi (carni rosse, formaggi ecc.), in modo da avere l’apporto di tutti i principi nutritivi.

  • Frutta e verdura ogni giorno: porzioni abbondanti di frutta e verdure – preferibilmente crude – sono fondamentali.

  • Mangiare alimenti ricchi di fibre: tutti i cereali integrali, le verdure a gambo, i legumi e la frutta ne sono ricchi. Ricordiamo che la fibra riduce il rischio di cancro al colon, oltre che migliorare le funzioni dell’intestino.

  • Ridurre i grassi saturi, perché responsabili di numerose forme tumorali e di malattie gravi.

  • Limitare l’alcol, perché in dosi eccessive danneggiano la digestione e il fegato, oltre che aumentare il rischio di tumori al cavo orale, alla laringe e all’esofago.

  • Ridurre i cibi lavorati e conservati industrialmente, perché ricchi di conservanti pericolosi per la salute.

A ben vedere, nulla di nuovo sotto il sole, perché da decenni gli esperti di salute naturale ci avvertono dei pericoli derivanti da un’alimentazione sbagliata.
Il dato nuovo – e per molti aspetti eccezionale – è che sia la medicina ufficiale a riconoscere questa relazione tra il cibo e la salute, e soprattutto grazie ai potenti mezzi di informazione e di comunicazione che essa dispone, forse questa volta si riuscirà a sensibilizzare l’opinione pubblica – sempre che le multinazionali non intervengano per bloccare il tutto.

 

Da parte nostra, che ci battiamo da oltre 15 anni per una salute più naturale, non possiamo che accogliere con piacere e soddisfazione queste conferme. C’è voluto quasi un secolo per accorgersi che la Natura non è stupida e che – come diceva un famoso medico naturale dell’800, il dr. Tilden:

“Ciò che la natura crea, l’uomo digerisce, ciò che l’uomo crea, la natura rifiuta”.

dott. Giacomo Bo

 

 




permalink | inviato da napoli il 1/4/2008 alle 11:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 marzo 2008

VIVERE PER UN MONDO MIGLIORE

Consapevoli che migliore è il mondo in cui viviamo,
migliore sarà quello che lasceremo ai nostri figli,
e che non esistono fraternità e libertà se non nell'uguaglianza:
delle razze, delle culture, delle religioni, dei diritti individuali e collettivi.
Primo fra tutti il diritto ad un'esistenza piena, soddisfatta e consapevole.
AP/PA GP




permalink | inviato da napoli il 19/3/2008 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 ottobre 2007

morire d'amore


Se mi chiedessero di morire per un tuo bacio lo farei,
ma solo per vantarmi con gli altri angeli di aver visto il paradiso
. . .  prima di arrivarci !!!




permalink | inviato da napoli il 3/10/2007 alle 17:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


30 agosto 2007

Vivere insieme felici

 Le brezze che in passato invitavano a ballare, presero a infierire sulle foglie, a scrollarle, a tormentarne i piccioli. Qualche foglia dovette lasciare suo malgrado il ramo. Si staccò rimanendo in balìa del vento, volò un poco qua e là, si posò a terra dolcemente.
Tutte le foglie rabbrividivano di paura.
"Che diamine succede?", chiedevano le foglie bisbigliando appena.
"E' quanto capita in autunno", disse Pino. "E' tempo per le foglie di andare a stare altrove. Dicono alcuni che questo si chiama ... morire".
" E moriremo tutte?", domandò Nannarella.
"Certo", rispose Pino "non esiste cosa che non muoia. Non importa che sia piccola o grande, fragile o robusta. Per un pò compiamo il nostro lavoro, sperimentiamo il sole e la luna, la pioggia e il vento. Impariamo a ridere e ballare. Poi, alla fine, moriamo".
"Ma io non voglio!" esclamò Nannarella, decisa. "Tu vuoi morire Pino?"
"Io sì", replicò Pino "quando sarà la mia ora".
"E quando arriverà?" domandò Nannarella.
"Quando, nessuno può saperlo con certezza" rispose Pino.
Nannarella si accorse che le altre foglie continuavano a staccarsi dai rami.
"Si vede" pensò " che la loro ora è già suonata". Notò che qualcuna, prima di cadere, si dibatteva nel vento. Altre semplicemente si lasciavano andare e quietamente scendevano giù.
In poco tempo l'albero rimase quasi nudo.
"Ho paura di morire" disse Nannarella a Pino. "Io non so cosa sia là dove cadiamo".
"E' naturale, Nannarella" la rassicurò Pino. "Chi non ha paura dell'ignoto? Però, tu non ti sei spaventata quando la Primavera è diventata Estate. E nemmeno quando l'Estate è diventata Autunno. Sono stati cambiamenti naturali. E allora, perchè temere la stagione della morte?".
"Anche l'albero muore?" chiede Nannarella.
"Sì, un giorno morirà anche lui. Ma esiste una cosa più forte anche dell'albero. La Vita. Lei non muore mai. Tutti noi siamo parte della Vita".
"E dove ce ne andremo quando saremo morte?"
"Nessuno può dirlo con sicurezza. E' questo il grande Mistero!"
"Credi che torneremo, in Primavera?"
"Noi forse no, ma la Vita sì"
"Ma allora, qual è la ragione di tutto ciò?". Nannarella non la finiva più con le domande. " A che scopo siamo state qui, se dovevamo cadere e morire tutte quante?".
Pino le rispose con il solito buonsenso. "Lo scopo è stato conoscere il sole e la luna. Vivere insieme felici e contente. Vestirci dei colori dell'Autunno. Conoscere le stagioni. Ti sembra poco, Nannarella?".

Quel pomeriggio stesso, nella luce dorata del crepuscolo, Pino si lasciò andare. Cadde senza sforzo, e nel cadere parve sorridere, sereno. Disse:" Per il momento arrivederci, Nannarella".




permalink | inviato da napoli il 30/8/2007 alle 11:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 giugno 2007

il tabacco e la ... giovinezza

con il tempo abbandono il ... fumo,
che lascia in me il suo ... profumo,
e basta una goccia che ... !




permalink | inviato da napoli il 28/6/2007 alle 10:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 giugno 2007

Il soggetto nell’esercizio della libertà

Da sempre l’essere umano ha l’idea che la sua esistenza sia determinata da forze esterne. Sin dalle prime testimonianze delle domande che i parlanti si fanno intorno alla loro esistenza in questo mondo e al loro destino, troviamo tracce dell’idea che, dalla nascita fino all’ultimo respiro, tutto sia già scritto nel libro della vita. Supporre che tutto sia già scritto comporta anche supporre dei responsabili dei destini già scritti.
Queste forze che sarebbero padrone dei nostri destini, la psicoanalisi le situa nell’inconscio come significanti padroni. Il soggetto si identifica a tali significanti padroni, che generano delle formazioni fantasmatiche che orientano le scelte del soggetto e determinano la sua esistenza senza che neppure lui lo sappia.
Lacan nel suo articolo Il mito individuale del nevrotico, facendo riferimento a Freud e alla sua elaborazione nel caso dell’Uomo dei topi, ricorda che, anche in quel caso, ciò che presiede alla nascita del soggetto e al suo destino, è la costellazione costituita dalle relazioni fondamentali che hanno strutturato l’unione dei genitori dell’Uomo dei topi. Tutto avviene come se ciò che non è risolto nella situazione di partenza si riproduce sempre da qualche parte.
Il mito individuale di ogni nevrotico, così come il romanzo familiare, permette di isolare ciò che viene costruito da un soggetto attorno al mistero della relazione di desiderio che lo ha generato.
Freud inventa così il complesso di Edipo come fattore di umanizzazione del desiderio. Lacan però con il seminario sull’etica della psicoanalisi, mette in rilievo il fatto che, al di là del desiderio dell’Altro, il soggetto tramite quella interrogazione entra nella zona in cui cerca il suo desiderio. La scelta del soggetto non è soltanto determinata dal desiderio dell’Altro, anche se il desiderio dell’Altro è indispensabile per desiderare.
La nevrosi è una struttura basato sulla decisa volontà a desiderare, al contrario della perversione che si manifesta come una decisa volontà a godere.
Per desiderare però occorre pagare un prezzo, quello di acconsentire ad essere spinto al di là della morte e di accettare di rischiare. L’essere-per-la morte è una figura indissociabile dall’esercizio della libertà, poiché mira a ciò che non è determinato dalla struttura.
Lacan mette quindi l’accento sul fatto che la struttura è sicuramente determinante, che le difficoltà nelle relazioni familiari, in quanto enunciano qualcosa del desiderio dell’Altro, incidono sull’esistenza del soggetto, ma il soggetto ha di fronte a sé una scelta possibile. Questa scelta possibile è un dire no a un destino strutturale, puntando sull’indecidibile della struttura, sul desiderio di sapere al di là degli elementi determinanti della struttura. Si tratta della posizione del soggetto in relazione a questo punto vuoto di significanti, vuoto di tratti cui ci si può identificare, a questo buco nel reale in cui viene a situarsi il godimento.
Lacan arriva così alla questione del desiderio e del suo valore analitico, purché sia dalla parte del soggetto inconscio, lasciando la domanda dalla parte dell’io, nel registro dell’alienazione.
L’esperienza analitica privilegia perciò la differenza soggettiva e non i beni o gli oggetti di consumo. In essa ciascun soggetto può identificare quella catena significante che lo precede e a cui fa difficoltà a sfuggire, e accorgersi che la propria storia non scrive tutto, non scrive obbligatoriamente il proprio destino. Se tutto fosse scritto non resterebbe che o rimuovere quel destino con il suo ritorno sintomatico, o assumerlo e identificarvisi, come fa Antigone nella tragedia di Sofocle. Ma esiste un’altra possibilità: il rifiuto di quel destino, scommettendo sulla morte che permette di cancellare anche i significanti dell’Altro, il che implica di non sentirsi più così legato ai desideri trasmessi dalla famiglia. Qui l’eredità diventa eredità di un vuoto, di un desiderio che non può essere enunciato, di un imperativo senza alcuna precisa prescrizione.
Ciascun soggetto ha necessità di riferirsi alla sua famiglia, al suo passato, ai dire e ai fatti grazie ai quali si è costituito come soggetto. Ha necessità, insomma, di riferirsi a un mito che dia forma discorsiva a qualche cosa che altrimenti non può trasmettersi. I miti permettono di parlare di quegli effetti di linguaggio che sono inaccessibili alla parola.
Però finché gli elementi determinanti dell’esistenza di un essere parlante, il suo godimento, restano sul versante dell’Altro, - che si tratti della famiglia, di una idea di autorità assoluta, o dell’inconscio -, non ci saranno implicazioni soggettive. I detti dell’Altro, dopo un’analisi, restano, però sono relativizzati.

C’è infatti una responsabilità del soggetto nei suoi atti, che non ha niente a che fare con la colpa, ma riguarda una decisione dell’essere e una posizione assunta di fronte al proprio godimento.




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 giugno 2007

Schemi di comunicazione efficace

Cerca l'ambiente emozionale adatto affinché tu trovi da solo le risposte.
Immagina di essere in grado di andare d’accordo con chiunque, di poter comprendere il funzionamento della mente del vostro interlocutore, il suo modo di ragionare e vedere il mondo, di prevedere in anticipo le sue reazioni emotive e il suo comportamento, di poter creare empatia anche con le persone più “difficili”.
"Immagina di conoscere i segreti per formare obiettivi raggiungibili, di conoscere e applicare i segreti per raggiungerli, di trasformare i tuoi comportamenti indesiderati e di motivarti verso le tue mete".
NOI SIAMO CIO’ CHE COMUNICHIAMO, LA QUALITA’ DELLA NOSTRA VITA DIPENDE SOPRATTUTTO DA NOI.




permalink | inviato da il 4/6/2007 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 maggio 2007

Con l’educazione razionale emotiva noi dobbiamo ....

 

Favorire l’accettazione di se stessi e degli altri.

Aumentare la tolleranza alla frustrazione.

Saper esprimere in modo costruttivo i propri stati d’animo.

Saper individuare i propri modi di pensare abituali.

Imparare il rapporto tra pensieri ed emozioni.

Incrementare la frequenza e l’intensità di stati emotivi piacevoli.

Favorire l’acquisizione di abilità di autoregolazione del proprio comportamento.
Imparare a dare un nome alle emozioni

Imparare a riconoscere le emozioni dall’espressione del viso e dei gesti.

Aiutare il bambino a riconoscere le emozioni collegate a determinati componenti

Espandere il vocabolario emotivo del bambino

Imparare che le emozioni possono variare di intensità.
Far notare al bambino che se una stessa cosa succede a più persone, non tutte provano lo stesso sentimento

Dimostrare al bambino che le emozioni sono provocate da quello che pensiamo in certe situazioni

Far constatare al bambino che scegliendo cosa pensare si può cambiare il modo di sentirsi

Dimostrare al bambino le varie fasi dell’episodio emotivo: situazione iniziale, pensieri, reazione emotiva e comportamentale

Attraverso esempi concreti consolidare la consapevolezza che sono i pensieri a determinare le emozioni

Riconoscere e trasformare i pensieri che provocano emozioni negative

Imparare a distinguere i fatti dalle opinioni
Imparare a distinguere i più comuni pensieri utili e dannosi

Riconoscere gli errori di pensiero che trasformano la frustrazione in rabbia

Riconoscere quali sono i pensieri che inducono emozioni piacevoli, spiacevoli e neutre.

Riconoscere alcuni modi dannosi di operare.

Affrontare compiti ed attività impegnative

Insegnare al bambino che ci si può impegnare a fare qualcosa anche se non si è sicuri di riuscire a fare bene

Riconoscere alcuni modi di pensare attraverso i quali le difficoltà vengono ingigantite

Abituare il bambino a trasformare i pensieri che gli possono essere d’ostacolo nell’affrontare le difficoltà

Incrementare la capacità di visualizzazione del bambino

Aiutare il bambino a capire la differenza tra desiderare qualcosa e volerla assolutamente

Distinguere ciò che è indispensabile da ciò che non lo è

Riconoscere le conseguenze immediate e future di un comportamento

Individuare le conseguenze negative delle richieste irragionevoli

Imparare pensieri utili per fronteggiare situazioni in cui ci si sente frustrati

Imparare ad affrontare le situazioni temute

Saper riconoscere la differenza tra paure di cose reali e paure di cose immaginarie

Imparare a fronteggiare gli eventi temuti.

Apprendere una tecnica di rilassamento

Dimostrare che è sbagliato apostrofare le persone con un soprannome o, peggio con un aggettivo ingiurioso

Incrementare la tolleranza verso l’essere presi in giro

Imparare che certe situazioni possono essere fastidiose, ma si possono sopportare

Imparare pensieri utili da ripetere quando si viene presi in giro o si riceve un dispetto

Imparare a dirigere la mente verso argomenti positivi per evitare di abbattersi quando si viene trattati male

Far notare agli alunni che collaborando in gruppo si può creare qualcosa di bello

Imparare che quando le risorse sono limitate si può collaborare rinunciando a un po’ di comodità

Far notare agli alunni che collaborando è più facile conseguire determinati risultati

Abituarsi a coltivare sentimenti positivi nei riguardi dei propri compagni
Allenarsi ad accorgersi di chi ha bisogno di essere aiutato

... cosa te ne sembra !!!




permalink | inviato da il 30/5/2007 alle 17:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 maggio 2007

CONOSCERE PER ... COMUNICARE !!!

Quando due individui scambiano le loro esperienze e abilità, dopo il loro incontro, risultano più ricchi di prima.

Se incontriamo una persona affamata possiamo decidere di darle 1 euro in modo da potersi nutrire, ma la soluzione è solo temporanea.
Se, invece, decidiamo di insegnarle una professione le diamo la possibilità di sfamarsi per tutta la vita e non per un giorno soltanto. 
Se due individui si incontrano e si scambiano un dollaro, dopo il loro incontro avranno sempre un dollaro a testa.
Se gli stessi individui scambiano un’idea, dopo il loro incontro avranno due idee ciascuno.

Questa frase dovrebbe far riflettere anche su quanto sia importante scambiare informazioni e comunicare invece di trincerarsi dietro le proprie idee e pregiudizi.




permalink | inviato da il 23/5/2007 alle 12:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 maggio 2007

LA DISGREGAZIONE DI UN POPOLO

Il contatto continuo con la sofferenza umana e l'osservatorio privilegiato costituito dalla necessaria sincerità alla base della comunicazione analitica mi consente di raccogliere ciò che di più intimo e vero alberga nell'animo umano.
 Nel corso di molti anni di lavoro in cui ho ascoltato persone di ogni età, sesso e ceto sociale, oltre al complesso gioco dei conflitti profondi individuali, ho potuto cogliere un progressivo grido di dolore provenire dal popolo.
Chi fa della realtà il suo strumento di lavoro non può girare attorno ai concetti:
le perifrasi fanno perdere forza e verità alle idee.
In quest'epoca storica la maggioranza degli italiani è purtroppo costituita da persone senza più valori, che giustifica o non accusa chi delinque. 
Un largo numero di persone sono costrette, loro malgrado, a delinquere, a vari livelli, per la sostanziale inesistenza dello stato, l'inesistenza della giustizia, l'assenza della tutela dei diritti, il clima di giungla che si respira nel nostro paese. Delinquono per legittima difesa e per sopravvivere.
Un paese in cui siedono nel suo parlamento decine di delinquenti con sentenze definitive non può definirsi un paese civile.
Una minoranza consistente di italiani rimane onesta: la loro sofferenza in questa epoca storica è altissima. Vivono in un mondo che aborrono, dove i valori a cui si sono temprati, l'onestà, la competenza, la meritocrazia, la serietà, la precisione, la pulizia, il rispetto, non hanno alcun peso: vengono anzi visti come poveri illusi da deridere.
I politici sono, salvo una ininfluente, seppur consistente minoranza di galantuomini, tutti uguali: uomini di ventura giunti ai vertici dell'amministrazione del paese per farsi gli affari propri e quelli dei loro familiari. Le differenze ideologiche sono una cortina fumogena dietro cui si muovono lobbies trasversali che si scambiano favori. L'Italia ha smesso dagli anni 90 di essere un paese industriale. I Potenti d'Italia sono un gruppo ristretto di uomini della grande Finanza che siedono nei consigli di amministrazione delle grandi imprese e dei gruppi bancari italiani, in un fiume vorticoso di denaro che non deriva dalla produzione di beni, bensì da colossali speculazioni finanziarie.
In Italia vige, al di là delle apparenze, un sistema sociale di tipo sovietico: tutti sono
uguali, al di là delle competenze e del valore, i meno dotati sono salvaguardati e protetti (dato che i potenti hanno necessità di circondarsi di mediocri yesman che eseguano senza criticare le varie nefandezze che abbiamo davanti agli occhi ogni mattina in cui sfogliamo un giornale), le persone di valore sistematicamente distrutte poiché rappresentano la pietra dello scandalo.
I consumatori non hanno alcuna tutela: i servizi che contano sono in regime di monopolio e nessuno dei governanti, al di là dei falsi proclami di liberalismo sbandierati, ha mai pensato di liberalizzare realmente il mercato. Quello che è certo, però, è che i potenti del paese, non girano in quartieri in mano a feroci delinquenti, non vanno in spiagge ridotte a cumuli di immondizia, non mandano i figli in scuole dove insegnanti capaci vengono intimiditi da genitori di barbari sub-urbani e pseudoinsegnanti ignoranti fanno carriera, non sono costretti a servirsi di ospedali ridotti a lazzaretti, gestiti da medici demotivati inchiodati a budget finanziari decisi a tavolino mentre immensi fiumi di denaro vengono sperperati in acquisti di facciata che servono unicamente ad alimentare prebende di fornitori, non prendono puzzolenti treni sempre in ritardo, non hanno problemi di connessione telefonica o di internet, etc.
Le cattedre universitarie italiane, dove dovrebbero sedere i saggi del paese, cioè coloro che custodiscono, curano ed incrementano il bene più grande dell'umanità, cioè il sapere, vengono progressivamente occupate da amici degli amici, personaggi senza titoli che hanno l'unico merito di essere "figlio di", "fratello di". Al contempo questi baroni ignoranti si servono dello sfruttamento di migliaia di brillanti ricercatori, pagati meno di un netturbino, che poi saranno costretti ad abbandonare la Ricerca per poter sopravvivere, accettando lavori sottopagati che nulla o poco hanno a che vedere con il Sogno per cui hanno sacrificato la loro giovinezza.
I veri Scienziati sono costretti ad impiegare la maggior parte del loro tempo e delle loro energie a pietire disperatamente finanziamenti sempre più difficili per le loro ricerche, quando l'ingaggio di un imbonitore televisivo, quasi sempre semianalfabeta, basterebbe a pagare gli stipendi di interi dipartimenti.
I potenti d'Italia hanno capito che l'insicurezza sociale è la tutela del loro trono: se il
cittadino spende il 90% delle sue energie per cercare di sopravvivere non potrà nemmeno pensare che può esistere un mondo diverso.
Se dunque la maggioranza degli italiani è costretta per sopravvivere a delinquere non
meraviglierà il fatto che i mass media siano diventati la culla del Delinquente. Il primo
impulso dei commentatori televisivi è quello di presentare le attenuanti e le giustificazioni più improbabili per il delinquente. Identificandosi a colui che delinque non possono non provare una netta simpatia inconscia per ladri, truffatori, balordi, stupratori, assassini.

L'Onesto, al contrario, diviene antipatico poiché costituisce la scomoda e fastidiosa pietra di paragone.

La televisione di stato è laida: il livello della programmazione è scientemente livellato
verso il basso per mantenere l'enorme ignoranza dell'italiano medio e per inculcare nello spettatore il consumismo di prodotti inutili, pseudo-affermazione di status symbol. La TV pubblica, che dovrebbe promuovere e tutelare la cultura, la conoscenza, la scienza, l'intrattenimento intelligente, le arti, è un volgare contenitore di squallidi personaggi, di perversi, di abissali ignoranti che hanno la funzione di far passare come normali comportamenti devianti.

Le vere stars mediatiche sono feroci assassini e truffatori; il lavoratore onesto, la casalinga pulita, la madre affettuosa, il giovane studioso, il ricercatore che sacrifica la sua esistenza al sapere, l'artista vero, virtuoso e profondo, non fanno audience. Sono scomparsi dal mondo dei media e dato che il mondo è sempre più quello virtuale i loro valori si perderanno: il crepuscolo corre verso le tenebre dell'irrazionalismo, dell'animismo, della superstizione.
Come sottolineava in un profondo editoriale de "Le Scienze" il Direttore, Prof. Bellone:
<<…I modelli di comportamento di massa che i canali televisivi prediligono sono centrati su forme populista di arrivismo spicciolo, di minuscole furberie, di incultura e
pressappochismo: l'esatto contrario di ciò che un popolo dovrebbe possedere per avviarsi verso "la società della conoscenza">>.

Non credo che si possa avere la speranza di poter cambiare questa situazione:
l'imbarbarimento del corpo sociale ha oltrepassato uno stato limite e ritengo che per
coazione a ripetere, le prospettive siano sostanzialmente due: o la disgregazione totale del corpus sociale e lo scivolamento in una situazione sudamericana, o il crearsi di una situazione pre-colpo di stato: la prima personalità paranoide di spicco che si affaccerà
sulla scena potrebbe avere clamorosi consensi.

Forse una speranza può essere quella di creare una catena degli onesti (intendo per
onesto l'essere umano che abbia la consapevolezza che inconsciamente siamo tutti
potenzialmente disonesti, ma che sia dotato degli strumenti egoici che gli consentono
costantemente di fronteggiare la sua pulsionalità animale e sia animato da una spinta alla conoscenza).

Cercarsi, parlare, scambiare informazioni e conforto tra le persone che ancora,
pervicacemente, rimangono ancorate ai valori della Civiltà.




permalink | inviato da il 23/5/2007 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     marzo       
 
 




blog letto 22330 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
NAPOLITUDINE
POLITICA
FAMIGLIA
NATURA

VAI A VEDERE

GP INFOBROKERS
A N I M A
DIAVOLO
GP NAPOLETANO
GP STYLE
GP ALMANACCO
IO BLOG
FINESETTIMANA
TRENT'ANNI D'AMORE
CRIMINOLOGIA
ASTROLOGIA
MAPPA SISMICA
ERBE E NATURA
GP AMORE
AUTOVELOX
RIFLESSIONI


"E' meglio essere preparati per una occasione e ... non averla, piuttosto che avere un occasione ... e non essere preparati" ...RICORDA SEMPRE CHE ... "La storia ha dimostrato che i vincitori più degni di nota hanno di solito incontrato grandi ostacoli prima di trionfare. Hanno vinto perchè si sono rifiutati di lasciarsi ... vincere dalle sconfitte" ... devi imparare a raggiungere le tue mete anche navigando ... contro vento ! ...allora si che sei un ... GP

CERCA